Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/150

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128 visione

Qui con speme, che a me fosse concesso
     87Fra’ i naufraghi sottrarne altri al periglio,
     La riviera esplorai lungi, e dappresso;
Ma poiché pe’ sommersi altro consiglio
     90La pietà non poteo darmi che il pianto,
     Fra i sospir rotti dal piover del ciglio
Seguii la strada al fiume infausto accanto
     93Verso le torri della regia sede,
     Da cui ne trae luce Olisippo, e vanto.
Il mesto aspetto, che fea piena fede
     96Del lacerato cor, presso me trasse
     Uom grave, che affrettando il tardo piede
Mi disse: E chi sei tu, che colle basse
     99Luci, e la fronte stretta in solchi tristi,
     Mostri qual duolo fier l'alma ti passe?
Tu sei naufrago, s’io guardo i crin misti
     102Di sabbia, e i panni, onde stillando scende
     L’alt’acqua ancor, da cui poc’anzi escisti.
Pur non so qual gentile aria, che splende
     105Nel tuo stesso dolor, vuol ch’ io m’affanni,
     Come se fosser mie le tue vicende.
Ma datti pace: io scemerò que’ danni,
     108Che ti recò fortuna, e a te fia dolce
     Rammentar forse in poi sì duri affanni.
La scambievol pietà, che tempra e molce
     111Ogni aspro lutto, in me svegliò quel grato
     Rinvigorir, che i disperati folce;
Tal, ch’io riconfortando il cor gelato
     114Da tema e duol, risposi: Oh tu dal Cielo
     Le altrui sventure ad alleviar serbato,
Tu qual ti sia m’accogli. Io non ti celo
     117Il misero furor, che omai m’irrita
     A sprigionar l’Alma dal fragil velo.