Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/161

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settima 139

L’orrida via d’ogni conforto muta,
     450E di ruine, e di fiaccate, o rase
     Ossa, e di membra luride tessuta
Fiero obbietto m’offerse, onde rimase
     453Sì oppresso il cor, che il novo agli occhi assalto
     Superò quel delle pendevol case.
Marmorea fascia nel piombar dall’alto
     456Uom guasto avea, che da soggetta loggia
     Tentonne forse il disperato salto.
Sovra le intatte sponde in cruda foggia
     459Senza capo giacca l’informe tronco
     Lordo, e grondante di sanguigna pioggia.
L’un braccio e l’altro bruttamente monco
     462Per le strappate mani, e trite in mille
     Pezzi le canne fuor del collo tronco.
Il Duce mio sotto quell’atre stille
     465Varcò il sentier; ed io con lena stanca
     Ristetti e con attonite pupille;
Quand’ei mi disse: I passi tuoi rinfranca,
     468Che siam presso al confìn. Vana e vil tema
     I pie t’annoda, ed a te il volto imbianca.
Il suo dir, e l’oprar destò l’estrema
     471Forza ne’ miei smarriti spirti, e feo
     L’anima del terrore inutil scema;
Tal ch’io vinsi passando il cammin reo,
     474E alla meta arrivai tinto del sangue,
     Che il palpitante ancor busto perdeo.
Qui nel mirar giovane Madre esangue,
     477Piansi; e ben tratte avrìa l’acerbo caso
     Lagrime da un’irata orsa, o da un angue.
Precipitato largo trave a caso,
     480Su l’imbrunite e stritolate cosce
     Dell’infelice Donna era rimaso.