Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/165

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settima 143

La Guida allor: Deh! chi fia mai che asciutte
     582Serbi, gridò, le luci? E chi daramme,
     Che sian le mie dal lagrimar distrutte?
Qual gente altra inghiottì l’ultime dramme
     585Dell’ira eterna, e insiem provò nemica
     L’aria, la terra, il mare, e poi le fiamme?
Or poiché il gran dolor, che l’Alma implica,
     588Nudron sì atroci obbietti, ah! si ritorni
     All'erma, ch’io lasciai, mia sede antica;
Chè men sarò infelice, ove non torni
     591Più sotto gli occhi miei vista sì cruda,
     E amari avrò, non disperati, i giorni.
Così spiegando quanto grave ei chiuda
     594Lutto nel sen, scese dal colle duro,
     E per l’erbosa via d’alberghi ignuda
Supero meco il rovesciato muro
     597Della Cittade oppressa, i piè volgendo
     Alla campagna, onde pria mossi furo.
Sconnessa ivi dal doppio urto tremendo
     600Del suol s’offerse la magion, che meta
     Tranquilla fu del mio naufragio orrendo:
Onde, poiché timor saggio ne vieta
     603Sotto l’aperta e minacciosa volta
     Trar vita almen securamente queta,
Alzata fu d’inteste lane folta
     606Guerriera tenda, dentro cui la salma
     Stanca giacesse da’ rei dubbj sciolta;
Ma né in quel loco pur conforto, o calma
     609Trovò la Guida mia, chè fra gli amari
     Colpi del duol, che trafiggeangli l’Alma,
Tratto tratto dicea: Noi fummo avari
     612Di pianto atto a impetrar da’ sommi chiostri
     Grazia e pace; or la pena è all’error pari.