Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/172

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150 visione

E ove il canto gii augei di varie piume
     51Mescean col tremolar delle cedrine
     Frondi, e col mormorio roco del fiume.
Ivi starsi fra il bosco e le vicine
     54Sponde mirai Donna cotanto vaga,
     Che aver parvemi forme in sè divine.
Azzurri ella movea di luce maga
     57Occhi aspersi così, che a un girar d’essi
     Fatto avria in cor qual sia barbaro piaga:
I biondi in lunghe anella attorti e fessi
     60Capei tessean corona al volto, e in parte
     Fra il bianc’omero, e il sen cadean più spessi.
Ricca di sua natìa grazia, e non d’arte
     63Uom pregava, che i voti accoglier nega;
     E il solo aprir del labbro, onde il suon parte,
Concorde colla man, che accenna e spiega
     66Pria coi moti il pensier, parea in quell’atto
     Dir: Guardami: in tal guisa un Angel prega.
Io fuor di me da maraviglia tratto
     69Dal gentil non sapea viso levarmi;
     Pur nel vibrar incerto un guardo e ratto
All’Uom, che sordo era ai pietosi carmi,
     72Forte desìo la strana sua figura
     Di ravvisarlo in cor valse a destarmi.
Faccia in viril beltade avea matura
     75Di color tinta lievemente bruno,
     Che languid’ostro fea più tersa e pura:
Colla destra ei stringea, cui par nessuno
     78Vantò, che in dignitade a lei somigli,
     Duo cori ardenti avviluppati in uno;
E coll’altra, qual chi lena ripigli,
     81S’appoggiava a un sottil giogo, che scarco
     D’ogni peso parca fuor che di gigli.