Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/179

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ottava 157

Perchè, se scritto in Ciel era che snodi
     282Morte que’ lacci, che altrui fùr più cari,
     Nelle ceneri lor tu li rannodi?
Deh! consenti ch’ei l’Alma alfin rischiari
     285Con lieta luce, e dopo i lunghi pianti
     A porger voti a me beata impari.
Tacque, e affisò pieni di speme i santi
     288Occhi leggiadri alla Colomba eterna,
     Che i rai piovea sovra i duo cori amanti;
291E Amor fra la pietà, che la governa,
     E il bel trionfo suo stette sospeso,
     Qual Uom, che in sè desir contrarj alterna.
294Nave intanto scendea pel non conteso
     Fiume da venti, o flutti al corso avversi
     Del nobil carca, e lamentevol peso;
297Che benché avesse i curvi fianchi aspersi
     Di lucid’or fra l’aurea poppa e il rostro,
     Pur di tristezza obbietto era a vedersi;
300Chè sovra il cerchio del frassineo chiostro
     Nube atra di squallor vestia l’antenne
     Alte, e le tinte vele in fulgid’ostro.
303Non canti, o liete grida in su le penne
     De’ zefiri fra l’acque e i lidi estremi
     Fean risonar la via, che il legno tenne;
306Ma lugubre opprimea silenzio, scemi
     D’ogni conforto, ai nocchier pigri i sensi,
     Tal che appena lambìan l’onda coi remi.
309Dentro apparìa fra turba, qual conviensi
     Mesta a mesto Signor, l’egro sparuto
     Amante in atto d’Uom che pianga, e pensi,
312Che attender sol parea languido e muto
     Da Morte, che l’unico ben gli tolse,
     L’unica speme, e l’infelice ajuto.