Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/215

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

decima 193

Quindi l’ostile a noi terrena chiostra
     Suona d’alterne guerre, e finta tregua
     117Solo d’inganni amica all’Uom fa mostra
Di pace, onde più acerbo odio ne segua.
     Unica di noi gloria è il duol di lui,
     120Che il nostro imiti almen, se non l’adegua.
Benché onor sommo abbian que’ Spirti, cui
     L’invescate ne’ falli Anime lice
     123Trarre al carcer fatal serbato a nui,
Pur non di pregio scema è la radice
     Dei vanti nostri. Io per voi, turba eletta,
     126Su i mortali a versar l’urna infelice
De’varj atroci mali, io nell’infetta
     Stirpe d’error iniquamente insano
     129L’ultima pena adempio, e la vendetta.
Né roto io mai l’adunca falce invano,
     Fiso a Dio, che permette insieme e guata
     132Il colpo fier d’una implacabil mano.
Or fra i trionfi miei la coronata
     Testa serto non mai più raro avvinse,
     135Né di questa io rapii palma più grata,
Che su l’insegne mie lugubri pinse
     Titol sì grande, e amaro nome accrebbe
     138Al curvo ferro, che Luisa estinse.
Troppo al nostro livor la chiara increbbe
     Virtù di lei, che in sua fermezza, e in vivo
     141Esempio altrui mirabilmente crebbe.
Di grazia colmo, e d’alterezza privo
     Spirto quelle già resse al freno pronte
     144Membra, che i malnati ozj ebber a schivo.
Quanta le tralucea fin su la fronte,
     Benché fitta nel cor, vera pietade,
     147Qual sasso in fondo a non turbata fonte?