Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/230

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
208 visione

Ad esse fragil carne in naturali
     Pregi da Dio distinte? E non son tutte
     612L’Alme di lor natura umane eguali?
Ei mi rispose: Da ragion produtte
     Onnipossente fùr le cose, ovunque
     615Sono, e in sé stesse a mostrar lei ridutte;
Così che immenso il poter suo, quantunque
     Vinca d’assai gli umani alti pensieri
     618Nell’opre, ch’essa feo, veggi chiunque.
Quindi ella innumerabili, leggieri,
     Gravi, liquidi, duri, opachi, e lustri
     621Di raggi, e vivi, e inerti al moto veri
Corpi non sol formò, ma Spirti illustri
     Per immagin divina a lei simili
     624Nel ragionar liberamente industri.
Or se tu gli animai mediti o vili,
     O pregievoli in terra, o in acque erranti,
     627E le ramose piante, e l’erbe umìli,
Comprenderai quanto sian varj, e quanti
     Moti, aspetti, e colori abbian diversi,
     630Che malagevol fia distinguer tanti.
Che in lor specie fan varj anche vedersi;
     Talché appieno non mai destrier somigli
     633Un altro, e mai sparvier coi vanni aspersi
Di piume altro sparviero, e non mai gigli
     Pareggin gigli, e a foglia egual sia foglia,
     636O molle s’apra, o secca s’attorcigli.
Né fra gli uomin conforme è la lor spoglia
     Frale, onde scorga ognun quinta in tant’opre
     639Varietate magnifica s’accoglia:
Se Dio tal fermo in variar ti scopre
     Ordin su terree masse, e perchè neghi,
     642Che su immortali forme egli l’adopre?