Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/32

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
10 visione

E in te destasti l’ingannevol frodo,
     Che dal retto sentier ti svolse, e degno
     213Ti fé’ di morte con sì orribil modo.
Or io veggendo te scopo al suo sdegno
     Pel lungo obblìo delle divine leggi,
     216Ti trassi, ove ha vendetta il tempio e il regno,
Perchè il tuo duol la colpa tua pareggi,
     E il fulmin tolga alla Pietate offesa.
     219Rimira intanto il fatal scritto, e leggi.
Levai lo sguardo, e tal sentenza stesa
     Lessi ne’ duri bronzi in su l’esterna
     222Porta con ceppi di diamante appesa.
Il Libero voler, che l’uom governa
     Reo dell’iniquo oprar, questo alzò tempio
     225Alla Giustizia ultrice e all’Ira eterna.
Gli error miei gravi, e del mio giusto scempio
     L’editto, che in que’ carmi aperto scorse
     228L’Anima conscia a sé del suo cor empio,
Fér sì, che mentre il Condottier mi porse
     La man per superar le soglie insieme
     231Gran tempo stetti di seguirlo in forse;
Ma da lui preso alfin conforto e speme,
     Posi tremante il piè dentro i secreti
     234Aditi sempre chiusi all’uman seme.
Giungean al ciel le fulgide pareti
     Scarche di tetto, che al chiaror diviso
     237Dell’aere sacro il penetrarle vieti.
Nel mezzo eretta un’ara, e in quella inciso:
     Io son principio e fine; a cui dintorno
     240Sette fra i Cherubin più ardenti in viso
Davan incensi, e ne rendean il giorno
     Annebbiato da fumi, e il tempio stesso
     243Di maestà fra dubbia luce adorno.