Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/50

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28 visione

E in un abisso incomprensibil misto
     Di retti rai, d’ infranti, e ripercossi
     213La santa apparve Umanità di Cristo.
Io caddi al suol per lo stupor, nè mossi
     Le pupille a mirar l’immagin diva;
     216Quando il prosteso anch’ei mio Duce alzossi,
E disse: Vedi; e vidi (o allor più viva
     Diè il Cielo agli occhi miei forza secreta,
     219O un’altra in lor creò virtù visiva)
Vidi del Verbo in sen quell’Alma lieta,
     Che le impresse d’amore il bacio in fronte,
     222E la fronte brillò come un pianeta.
Or chi al rozzo mio stil darà le pronte
     Note all’obbietto eguali, ond’io lei pinga
     225Immersa del piacer vero nel fonte?
Ah! che il solo pensier cieca è lusinga
     D’ingegno uman, cui tanto ardir non lice.
     228Se prìa del fonte stesso ei non attinga.
Quella divinizzata Alma felice
     Su le piume d’Amor, che la governa,
     231La florida scorrea sacra pendice,
E rammentando altrui la breve interna
     Guerra, che fé’ al suo cor, quand’egli visse,
     234Parca stupir della mercede eterna.
Mentr’ella al suo parlar tenea sì fisse
     L’altr’Alme pie da maraviglia ingombre,
     237Strinse il mio Duce a me la destra, e disse:
Tu dubitasti già. Tempo è che l’ombre
     In te sorte all’udir, che Dio non possa
     240Resister fermo ai preghi, io sciolga, e sgombre.
Benché quanto da immenso Amor commossa
     Sia per lo spirto uman la Mente immensa,
     243Vinto abbi tu cinto di nervi e d’ossa,