Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/66

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44 visione

Non tanti han gli animai velli aspri ed irti,
     Quante arder vidi Alme, e cader nuov’Alme
     318Fra il golfo acceso, e le focose sirti;
Ché benché sciolte dall’ estinte salme,
     Pur parean per mostrarmi il sommo affanno
     321Aver corpo, e agitar l’anche e le palme.
Ivi altri a par di questi ardenti stanno
     Golfi, ove i rei soffron d’atroci e vari
     324Delitti varia pena, ed egual danno;
Ma gli occhi a tanta immensitade impàri
     Fisai solo là, dove han 1’Alme impure
     327Del già dolce piacer frutti sì amari.
O caos perpetuo! oh spirti avvinti in dure
     Catene! oh fiamme ultrici! oh inferni, e bui
     330Regni sacri alle Furie, e all’Ombre oscure!
Di quel, cui, lasso! spettator già fui,
     Voi rinnovate al cor l’immagin tetra
     333Sì ch’io la pianga in queste carte altrui.
Cinti non sol da foco aspro, che spetra
     Ove arde, eran color, che in sozzi studi
     336Visser cangiando il cor protervo in pietra;
Ma in tutti penetrava i membri ignudi
     Fiero incendio, maggior di quel che strugge
     339Il ferro, che sfavilla in su l’incudi;
E fornace parean chiusa, onde fugge
     Di fuor scintilla e fumo, e oppresse tiene
     342Vampe alte, e dentro sé mormora e rugge:
Tal che di fuoco eran grondanti e piene
     Le viscere, e sconca bollente il sangue,
     345Come squagliato bronzo, entro le vene;
E il pianto, che non mai ristagna, o langue,
     Qual fusa pece, in giù stillando giva
     348Per la lor faccia immortalmente esangue,