Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/94

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
72 visione

Né potè a stretta dell’error fra il laccio
     Altramente pensar, finché benigna
     549Grazia del Giel non la togliea d’impaccio,
Svelando a lei, che il putrido, che alligna
     Germoglio in essa di desir perversi,
     552La rendea torta, e in giudicar maligna:
Chè nel pregio, in cui dee la vera aversi
     Gloria, troppo di Dio, che ben l’apprezza,
     555Sono i pensier da quei dell’Uom diversi;
E che argomento illustre è di certezza,
     Che un Dio morì, perché fatto sì grande
     558Al mondo menzogner sembrò stoltezza;
Mentre il chiaror qualunque sia che mande
     L’Onor caduco, innanzi agli occhi eterni
     561Notte invece di lume orrida spande.
La cagion venenata, onde gl’interni
     Moti dell’Alme infetti furo e guasti,
     564Acceca or quei, che in noi bestemmie e scherni
Vibrando errar sul verde argin mirasti,
     Che di vertigin nova ebbri e d’antica
     567False credon le vie, che tu calcasti;
E accusan di follia color, che amica
     Fede condusse del difficil Colle
     570Sovra la falda sterilmente aprica:
Ma spento in morte quel che in essi bolle
     Di tenebrate idee vapor condenso,
     573Vedran, colpando il desìo lor di folle,
Che una mente, cui dato è il dono estense
     D’accoglier Dio, da lui se si divide,
     576Tanto vota divien, quant’egli é immenso:
E in vacuo sì crudel s’agita e stride,
     S’adira, e piagne invan, chiamando tardi
     579Pietà, che torva al suo dolor sorride.