Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/96

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74 visione

Mentre i divini umor l’Anima beve,
     Gelido lascia il fral su la montagna,
     615A morte no, ma a dolce sonno e leve;
E allor quella, che fu sempre compagna
     Ai desir suoi, nell’aere alta corona
     618Con lei supera gli astri, e l’accompagna.
Fra color, cui sì bel fato sprigiona
     Lo spirto dalla spoglia, in un m’affisi,
     621Che parve a me già nota esser persona.
Per ravvisarlo più me accanto misi
     Alla Donna, alle cui piante gli stanchi
     624Membri ei posò di sudor freddo intrisi.
Benché i cavi occhi, e gl’irti crini bianchi,
     Le smunte guance, e gli aneliti corti
     627Fra il palpitar del petto egro e de’ fianchi
Rendesser di sua forma i segni smorti,
     Pur lo conobbi; e: Oh troppo caro al Cielo!
     630Gridai, oh scelto alle beate sorti!
Tu sei, nè già m’inganna il fragil velo,
     Lionardo di Liguria. Ah! per quai rotte
     633Pendici, e aperte al caldo estivo e al gelo,
E fra quant’Alme dietro a’ tuoi condotte
     Vestigj umìli a terminar qui giungi
     636Nel giorno eterno la terrena notte?
Oh lieta ora! in cui novo Angel t’aggiungi
     Ai Cori eletti, e in cui celar non puoi
     639Quelle virtù, che in te splendean da lungi.
Or la stessa Umiltate i pregi suoi
     Non ascosi più, no, ma chiari a quanta
     642Turba accoglie l’Empiro, accoppia ai tuoi:
E in te apparir lucida fa la santa
     Fiamma d’amor, e fra le nubi sue
     645Fede, che a Speme il sen d’usbergo ammanta,