Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/101

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Dialogo secondo. 89

l’immagine degli oggetti, a’ quali l’occhio è rivolto. "Nel che vedete bizzarria de’ nottri Sensi. Noi diciamo per efempio giornalmente ’il calore è nel fuoco» non meno che nelle noltie mani, confondendo un moto, che è nel fuoco, e un’altro,, ch’egli eccita nelle noftre mani colla fenfazione del calore, che non è ne in quello, nè in quefte. Ma non diciamo già i.colori effer negli oggetti, cosi come ne Ir occhio, benché..effi eccitino fenza dubbio nella retina alcun fcuotimento e alcun moro, e fieno fopra di efla dipinti quafi cosi forti, e vivi, come lo fono fopra gli oggetti medenmi. Noi confondiamo adunque nella fenfazion del calore due cofe, e in quella del colore una sola.

Egli pare, soggiuns’ella, che i lenii m ciò c’abbiano fatto grazia col rifpanniarci n’inganno. Ma non fe ne fon’eglino rifatti in tant’altri, a’ quali anno fottopofto il vedere? Non vediamo noi un folo oggetto, benché veduto con due occhi, e non lo vediamo noi diritto, benché egli fìa dipinto nell’occhio al rovefeio? Voi fiete, rifpos’io, un po’ troppo prevenuta contro de’ fenfi, e bifogna che io quefta volta ne prenda la difefa. Non calumate voi un po’ troppo foverchiamenre la vifione, perchè ne avete la fpiegazion d’altronde, che dal Defcartes? Difendetela, rifpos’ella, quanto volete fenza accufar me; e liberatela, fe potete, dalla colpa di que’ due inganni, che io vi confento di buona voglia. Gl'inganni,