Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/17

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Dialogo Primo. 5

dere, e il citarne anche nella sua lingua originale alcun particolar passaggio separato da ciò, che l’accompagna, saria lo stesso che mostrare un occhio, un labbro, una pozzetta d’un viso, che si vuol vedere non a parte a parte, ma tutto insieme, e in cui mille cose concorrono a comporne la simmetria e la bellezza. Mi consolai tuttavia alcun poco sovvenendomi di avere per ventura tra alcune carte, che io aveva recate meco alla campagna, l’Oda pel giorno di Santa Cecilia del Signor Pope, il cui nome a coloro solamente è ignoto, a’ quali è ignoto, che v’à Poesia Inglese. La seguente mattina la portai meco in un boschetto destinato alle nostre conferenze Poetiche, e ch’era divenuto il Parnasso di tutte le Nazioni. Dimandato ch’ebbi perdono alle Muse Inglesi gliela cominciai a leggere, traducendogliela il meglio che io potei. Ella l’ascoltava con un’attenzione, da cui generalmente le Belle sogliono dispensarsi; ed essendo io giunto a quel passo della prima Strofe:


Mentre con tarde ed allungate note
Il profondo, solenne, e maestoso
Organo soffia.


Ella m’interruppe, non saziandosi di lodare la sceltezza e proprietà di quegli aggiunti, i quali dipingono talmente quello strumento, che io l’odo, diss’ella, veramente suonare. Non so se voi l’udiate altresì, ma e’ mi pare di poterlo argomentare da un certo piacere, che avete dimo-