Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/18

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
6 Dialogo Primo.

strato forse senza accorgervi, recitandomi questo passo. Voi intendete così bene, o Madama, rispos’io, tutt’i miei movimenti anche i più dilicati, che non vi potete ingannare; e voi rilevate certamente una cosa, che rende le immagini, onde la Poesia si nudrisce, vive al sommo e parlanti. Gli aggiunti di questa maniera son le pennellate, che dan l’anima al quadro. La mano bianca, la fronte serena, gli occhi soavi non ne sono al più che l’abbozzo.

E la luce settemplice, replicò la Marchesa, che io vidi alcuni mesi fa in una Canzonetta, fatta in onore della Bolognese Filosofessa, non sarebb’egli un geroglifico della Cina? Almeno egli lo è per me e per molti altri ancora, a’ quali ne ho dimandato indarno la spiegazione. Voi volete dire, ripigliai io:


O dell’aurata
Luce settemplice
I varioardenti, e misti almi color.


Se voi sapeste la forza di questi aggiunti, voi vi vedreste un quadro Newtoniano un po’ troppo filosofico forsè per la Poesia, ma infine un quadro Newtoniano in luogo d’un geroglifico della Cina. Come? diss’ella interrompendomi e in atto di maravigliarsi, voi sapete questo passo così bene, come se e’ fosse d’un Inglese. Io credo, rispos’io, o Madama, che un passo d’un Italiano, e che â di voi una stima infinita, vaglia bene un passo d’uno sventurato Inglese nato mille miglia lontano dal vostro Cielo. Io v’intendo, soggiuns’