Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/182

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
170 Dialogo Quarto.

nic ra de’ gradini di una fcala, effendo ora I’azzUro il più alto di tutti, ed ora il più baffo, fecondo che del prifma la pofitura richiedeva. Ed una tale fnenenza la tante maniere fi può dir variata, in quante la feconda, immaginazion di Paolo A faputo. variare il Soggetto d’una Cena, fuccedeva femore in modo, che avria molto confermato quello Menu, fe aveffe permeilo il fuo Autore, che bifogno egli aveffe di conferma.

Io vi confettò ingenuamente, pres ella a dire, benché io abbia mai fempre con hngolar venerazione i Matematici riguardato, di non iapere che cofa fieno le loro Dimoftraziom. Per quanto fi fieno ora addomefticate, non lo fono per me ancor tanto, che fi vegga fulla mia Toletta tra l’efsenze, e le manteche., la foluzion d un blema Ma io vi confcfca altresì cominciar ora a temere, che non poco la mia venerazione accrefcefse il non conofeer la Deità da me adorata. L’evidenza loro fa tanto itrepito nel Mondo, che io mi pervadeva fenz altro, ogni altra cola pe* ben provata che falle.,’ non avere rifpetto ad elle, che qualche picciol grado, di.probabilità I Ora io non fapre-i immaginarmi, qua! maggior certezza aver polla la dimoftrazione di un Matematico dt quello che abbia la diverfa rifrangibihta del i«anor Newton,• che è pure una cofa di Finca, m veramente, foggiuns’io;, colui che a trattato quefta cofa di Fi fica era il più.gran Matematico che £ giammai flato al Mondo. Converrà adunque dire", replicò la Marchela, che uccome qualunque cofa toccafie Mida il convertiva in oro