Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/212

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200 'Dialogo Quinto.

vi ricordare delle due canne del Defcartes, che s’incroccìmo, e che voi credevate più valenti, che in fatti non fono, ad piegare i fenomeni dell’Ottica. L’apparire che fan di nuovo i colori di là dal luogo dove fi mefeolano» fa vedere, che non perdon ivi in neflùna maniera il loro colore, e le loro qualità, come altri potrebbe per avventura credere, ma ch’egli altro non è, che la loro mefcolanza, che produce quel bianco, che vi fi feorge.

Io intendo ora, foggi uns* ella, ciò che voi mi dicevate ieri, che la immutabilità del colore fi foiliene ancora, quando raggi di diverto colore fi tagliano, e s’inerocciano infieme; poiché fc quelto non fotte, i colori del prtfna non fi vedrebbono di nuovo comparire di là dal luogo, in cui s’unifeono. Quella è appunto, nfpos’io, la fpenenza,fu cui quella immutabilità era fondata, poiché egli pare, che le fperienze del Signor Newton abbian quello di particolare e rnaravigliofo, che una non fi contenta già di provare una fola cofa, come la maggior parte delle altre, fe pur ftmpre, fanno, ma più altre ancora nel medefimo tempo ne dimofìra; il che principalmente nafee dalla fìretta unione, e dal legame quali geometrico, che anno tra loro le proprietà della luce. Cotette fperienze del SignorNevvton, difs’elta, ratio migliano, mi pare, alle battaglie degli Antichi, una delie quali più Provincie in una volta al vincitore acquiftava, E quelle del più degli altri Filolofi, replicai io, alle battaglie de Moderni. 11 frutto de’ più llrepitofi apparati, dell'