Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/245

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Dialogo Quinto 233

occhiali, e non quell’altre due, dignità, ed unghie lunghe; il che genera la Tua maraviglia. Io farò almeno, difs’ella, da compatir più del Porcughefe, poiché la maraviglia di vedere unite itili eme materia, ed attrazione, anzi che moto, farà d’ogni paefe.

Bisognerà però, foggìuns’io, per univerfale, e compatibile, che fia, ch’ella pur ceda in fine anch’ella alla ragione. In fatti fe voi non aveile mai veduto i corpi muoverli, non avreftemai certamente indovinato, come il motopoteffe trovarli congiunto con l’cllenfione, e coli’ impenetrabilità, che è tutto ciò, che voi conofeevatein elio loro. L’Gflervazione è quella, che v’à fatto ammettere quella proprietà nella materia, e quella mcdefima oflervazione dee altresì farvi ammetter l’attrazione. Noi fiamo fanciulli ancora in quello vailo Univerfo, e ben lontani dall’avere della materia un* idea completa, e di poter pronunziare quali proprietà le competano, e quali altre nò. Noi vediamo i corpi a un dipreffo come li vedrebbe un* uomo, a cui i fenfì foffer dati a poco a poco. Temerità certamente in coftui farebbe di dire, che ne’ corpi non vi può ellère una proprietà, che muova l’occhio, fondandoli fu Ila ragione di non aver lui potuto una tal proprietade ofTervarc, Cofitui non farebbe già come i Cartefiani, che un Mondo, e un uomo fi fabbricano a capriccio loro; egli diverrebbe cauto nel limitar la pofTanza della Natura, e nel pronunziare quali fieno le proprietà, che fon ne* corpi, a mifura che acquiliaffe nuovi fenli, co’