Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/34

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22 Dialogo Primo.

delle particelle, ch’escon dal Sole, il qual Sole ve lo faranno d’una materia così densa e stretta insieme come vorrete più, non dee produrre in esso anche in lunghissimo tempo che una picciolissima diminuzione. E questo si potria confermare, per assicurarvi maggiormente, coll’esempio di un picciol granello di colore, il qual bastante è a tingere una grandissima quantità di acqua, acciocchè vedeste a qual sottigliezza si possan ridurre le parti della materia, coll’esempio de’ corpi odorosi, come d’un grano di muschio, da cui benchè continuamente esca una quantità prodigiosa di particelle, che ne fan sentir quel forte & acuto odore valevole a privar di moto in certa distanza, e addormentar serpenti d’una mostruosa grandezza; egli però non perde anco in un tempo considerabile che pochissimo del suo peso. E una pastiglia ambrata, uno de’ piaceri di quelle Dame, cui la Natura diè il naso per odorare, non perde in processo di tempo quasi nulla del suo delizioso odore. Dal passar poi che fa il lume attraverso i corpi più densi, come sono il diamante, e l’oro, quando egli è ridotto in sottili lame, non si può dedurre che una grandissima ed incredibil sottigliezza nelle particelle della luce. Tutto va bene, replicò la Marchesa, ma quell’uscir continuamente dal Sole tanta luce, quanta ne bisogna per riempire ed illuminar tutto questo Mondo, mi fa, vi confesso, malgrado il vostro muschio, il vostro diamante, e le vostre pastiglie ancor paura.

Non inclinereste già voi, replicai io, alla