Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/44

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32 Dialogo Primo.


Voi eccettuate, cred’io, soggiunse la Marchesa, in grazia del vostro Sirio la Stella, che i paesani chiaman la Diana, e i Poeti la Nuncia del nuovo giorno, e a cui essi, nel comparar che fanno le cose terrestri alle celesti, fan quasi il medesimo onore, che all’Aurora. Vedete, rispos’io, voi stessa di non confondere insieme due cose ben differenti, com’è un corpo luminoso per se stesso, e un corpo, che per esserlo â bisogno della luce altrui, un Sole in fine, ed un Pianeta. Egli è vero, che ogni Pianeta come Venere, che nel linguaggio degli Astronomi è la vostra Diana, Mercurio, Marte, Giove, Saturno, e la nostra Terra medesima sono stati in altro tempo tanti Soli, e potrebbon forse (chi sa l’oscuro avvenire?) divenirlo ancora un’altra volta. Io non v’ho per anco parlato d’una certa materia, che si chiama la Materia del terzo Elemento, e che â cagionato le più grandi, e le più strepitose vicende, che sien registrate negli annali di questa Filosofia. Nelle particelle della materia sottile, che compone il Sole, ve n’â talvolta alcune, che per la figura loro ramosa ed irregolare si uniscono, e si avviticchiano insieme, e compongono in tal maniera delle moli assai più vaste talvolta della nostra Terra. Queste moli sono scacciate dal Sole, e rispinte persino alla sua superficie. La pressione che dalla materia sottile si comunica alla globulosa, cioè a dire la luce è interrotta in quella parte della superficie del Sole, dove esse son postate, e quindi elleno ci appajono come macchie nere, che con esso girando ecclissan parte del