Pagina:Alighieri, Dante – La Divina Commedia, 1933 – BEIC 1730903.djvu/214

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208 la divina commedia

     La prima voce che passò volando
Vinum non habent ’ altamente disse,
30e dietro a noi l’andò reiterando;
     e prima che del tutto non si udisse
per allungarsi, un’altra ‛ I’ sono Oreste ’
33passò gridando, e anco non s’affisse.
     «Oh!» diss’io «padre, che voci son queste?»
e com’io domandai, ecco la terza
36dicendo: ‛ Amate da cui male aveste ’.
     E ’l buon maestro: «Questo cinghio sferza
la colpa de la invidia, e però sono
39tratte d’amor le corde de la ferza.
     Lo fren vuol esser del contrario suono:
credo che l’udirai, per mio avviso,
42prima che giunghi al passo del perdono.
     Ma ficca ’l viso per l’aere ben fiso,
e vedrai gente innanzi a noi sedersi,
45e ciascuno è lungo la grotta assiso».
     Allora piú che prima li occhi apersi;
guardaimi innanzi, e vidi ombre con manti
48al color de la pietra non diversi.
     E poi che fummo un poco piú avanti,
udía gridar: ‛ Maria, òra per noi! ’;
51gridar ‛ Michele ’ e ‛ Pietro ’ e ‛ Tutti santi ’.
     Non credo che per terra vada ancoi
uomo sí duro, che non fosse punto
54per compassion di quel ch’i’ vidi poi;
     che, quando fui sí presso di lor giunto
che li atti loro a me venivan certi,
57per li occhi fui di grave dolor munto.
     Di vil cilicio mi parean coperti,
e l’un soffería l’altro con la spalla,
60e tutti da la ripa eran sofferti:
     cosí li ciechi a cui la roba falla
stanno a’ perdoni a chieder lor bisogna,
63e l’uno il capo sopra l’altro avvalla,