Pagina:Alighieri, Dante – La Divina Commedia, 1933 – BEIC 1730903.djvu/459

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paradiso - canto xxxi 453

CANTO XXXI

     In forma dunque di candida rosa
mi si mostrava la milizia santa
3che nel suo sangue Cristo fece sposa;
     ma l’altra, che volando vede e canta
la gloria di colui che la innamora
6e la bontá che la fece cotanta,
     sí come schiera d’ape, che s’infiora
una fiata e una si ritorna
9lá dove suo laboro s’insapora,
     nel gran fior discendeva che s’adorna
di tante foglie, e quindi risaliva
12lá dove ’l suo amor sempre soggiorna.
     Le facce tutte avean di fiamma viva,
e l’ali d’oro, e l’altro tanto bianco,
15che nulla neve a quel termine arriva.
     Quando scendean nel fior, di banco in banco
porgevan de la pace e de l’ardore
18ch’elli acquistavan ventilando il fianco.
     Né l’interporsi, tra ’l disopra e ’l fiore,
di tanta plenitudine volante
21impediva la vista e lo splendore;
     ché la luce divina è penetrante
per l’universo secondo ch’è degno,
24sí che nulla le puote essere ostante.
     Questo sicuro e gaudioso regno,
frequente in gente antica e in novella,
27viso e amore avea tutto ad un segno.