Pagina:Alighieri, Giuliani - Opere latine vol I - 1878.djvu/216

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INTORNO AL VOLGARE ILLUSTRE. 197


tici per uso del Popolo, e perchè l’affetto a ciò gli spingeva, scriveano la Lingua da essi parlata; ma nè il Cavalca nè il Villani, tanto oggi noti per tutta Italia, credo io che fossero letti da persona fuori dei confini della Toscana, o certamente letti da pochissimi; e Dante medesimo, vissuto in esilio, o ignorava che ci fossero, o non gli aveva forse mai letti, e qual valore di Lingua avessero non sapeva.... Scrisse il libro «De Vulgari Eloquio» non a vendetta contro a Firenze, ma come colui che le incertezze o insufficienze quanto all’uso della Lingua tentava risolvere, ad essa guardando, come di fuori, per dottrina e speculazione: vagante Italiano, cercava un Volgare che «in nessun luogo riposasse,» tuttavia ritenendo nello scrivere quello medesimo che era stato congiugnitore de’ suoi parenti....

Gino Capponi, Storia della Repubblica di Firenze, lib. III, cap. 9. — Cfr. Della Volgare Eloquenza di Dante Allighieri, traduzione di Gian Giorgio Trissino, con una Lettera di Alessandro Manzoni, e una di Gino Capponi, intorno a quest’Opera. Milano, 1868.




Degne al certo di ponderata considerazione mi sembrano queste avvertenze del venerato Gino Capponi, sebbene forse non bastino a farci intendere il Volgare d’Italia al modo che Dante l’intese, e può determinarsi giusta le sue dottrine, convalidate dai fatti. Parecchie cose a siffatto proposito ho dovuto già raffermare nella mia risposta al Manzoni, e dacchè non se ne disconobbe l’importanza, or mi reco ad obbligo di chiarirle in più precisa maniera. Nè a tale uopo saprei punto dipartirmi dal rigido metodo che mi son imposto, costringendomi al richiamar Dante a spiegare sè stesso. Se non che i suoi dottrinali concetti intorno al Volgare d’Italia risultano così chiari e definiti, da non lasciar luogo a qualsiasi dubbio. Non curate pertanto le capricciose e interminabili dispute e le varie conghietture, verrò pur discorrendo sulle espresse parole, che qui sono a risguardarsi come semplici fatti non repugnabili, se non da chi vuol chiudersi alla luce del vero. Ma qualora