Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/155

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emanuele filiberto a pinerolo 141

letto di panno oscuro senza maniche, che le copriva la nuca col suo ampio bavero diritto, e si mise un mazzetto di semprevive nei capelli. Il notaro comparve poco dopo, con la barba fatta, e con un paio di calze nuove ben tese, che mettevano in bella mostra le sue gambe muscolose di alpigiano. Molti parenti, invitati, dovevano arrivare da un momento all’altro. A tutte le finestre delle case di rimpetto apparivano e sparivano visi di signore, di uomini e di ragazzi, sovreccitati, incuranti del freddo: ogni famiglia aveva in casa una frotta di parenti e di amici. Sopra le porte, sul davanti dei terrazzi e sotto i davanzali, a tutte le altezze, si vedevano degli stemmi di Savoia sormontati dalla corona, coi due cavalli e i due leoni: delle iscrizioni, dei quadri con la divisa assunta da Emanuele Filiberto giovanetto: un braccio nudo che stringeva una spada, col motto: Spoliatis arma superunt; altre sue divise d’altri tempi: l’elefante in mezzo all’armento di pecore: Infestus infestis; un gran cartellone con su scritto: Pugnando restituit rem; una corona civica col motto: Instar omnium; altri avevano esposto in mezzo a rami di mirto e di cipresso lo stemma di Margherita di Valois, la losanga azzurra coi tre gigli d’oro, e certe sue figure simboliche predilette, come i due serpenti attorcigliati a un ramo d’olivo, con motti sapienti e pietosi, che tutti sapevano. La folla ch’era andata sempre crescendo, riempiva or tutta la piazza, e le strade vicine, del Duomo, del Corpo di guardia, del Miranetto. Un colpo di cannone avrebbe annun-