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illeciti, con tutte le industrie politiche, guerresche e brigantesche, che possano cadere in mente umana. Ogni palmo delle loro terre, ogni rupe dei loro monti ha la sua storia di sangue, di fuoco e di gloria. Ma le memorie più solenni e le glorie più antiche sono della valle d’Angrogna. Questa fu la meta suprema di tutti i capitani cattolici e nello stesso tempo la rabbia, la vergogna, la disperazione loro. E perciò è la più amata e la più venerata dai Valdesi, la loro valle sacra, che chiamano anche “il cuore delle valli„ e di cui è difficile che pronunzino il nome in presenza d’un forestiero, senza guardarlo negli occhi. E per questo pure, arrivati che fummo vicini all’imboccatura, affrettammo il passo tutti e tre, senza parlare, impazienti di sprofondar lo sguardo là dentro, come in un luogo pieno di maraviglie e di misteri, nel quale i cattolici profani non potessero entrare che di contrabbando.



Il primo aspetto della valle, infatti, è strano, misterioso, indimenticabile. M’avevan detto: è una valle angusta. Ma non m’aspettavo di vedere uno strettoio, un imbuto di valle a quel modo, e così bella malgrado la sua angustia, e così triste nonostante la sua bellezza. La stradicciuola che pigliammo corre orizzontalmente, dopo una breve salita, sul fianco dei monti che formano il lato destro della valle, a una grande altezza dal fondo. Il fondo è così stretto, che