Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/292

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278 alle porte d'italia

simo: non capii subito; ne sentii un altro.... e caddi fra le braccia di mia sorella e di Bianca di San Germano. Erano i cannoni francesi. Si battevano all’Assietta. Ci mettemmo a pregare. Io non connettevo più, non sentivo più nulla. Mi parve che passasse un tempo sterminato. Non arrivavano notizie. Venne la notte. A mezza la notte fummo riscosse da un grande rumore della città. Era la notizia della vittoria! Il conte di Panissera aveva attraversato Pinerolo come un fulmine, per portar la notizia e un fascio di bandiere francesi a Carlo Emanuele. Ma il mio figliuolo? Che cos’era avvenuto di lui? Era ferito! Era morto forse! Non si sapeva nulla! Io morivo d’affanno, di impazienza, di terrore, volevo fuggire, correre verso i monti, a cercarlo, a domandare. Ah! finalmente, la grande notizia venne: è vivo! — Gittai un grido, caddi in ginocchio, ringraziai Iddio. Oh! io non conoscevo ancora tutta la grandezza della sua grazia. D’ora in ora sopraggiunsero le altre notizie. — Il conte di San Sebastiano ha respinto tutti gli assalti della principale colonna nemica. — Il conte di San Sebastiano ha salvato la giornata, rifiutando tre volte di obbedire al conte di Bricherasio, comandante supremo, che gli ordinava di abbandonar la tenaglia e di correre in soccorso al Serin. — E poi una voce generale, crescente, la notizia che arrivava da cento parti, ripetuta, ripercossa da mille echi, dal Piemonte, dall’Italia, dalla Francia, dall’Europa intera: — La gloria della vittoria è del San Sebastiano; lui il generale, l’anima della difesa, davanti a cui morirono il generale Delisle e il maresciallo