Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/314

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sassi e di calcinacci, fra cui son mescolate molte ossa umane. Si dice, e non c’è ragione di non crederlo, che siano ossa di cavorresi trucidati dalle soldatesche del Catinat nel 1690. È piantata là vicino, in memoria di quei morti, una grande croce di legno, che si vede anche dal basso. Quella fu la più miseranda giornata della storia di Cavour, senza dubbio; degno principio di quella orribile guerra della lega, in cui i ministri davan degli ordini da assassini, ed era imposto ai generali l’ufficio di incendiarii, e ai soldati quello di carnefici e di ladroni. La tradizione di quel maledetto macello è ancora vivissima tra il popolo della città e della campagna. Era l’agosto del 1690. Scoppiata appena la guerra, il generale Catinat mosse l’esercito da Pinerolo verso Cavour. Se il bravo marchese di Parella, che stava con quattromila soldati, fra i quali molti valdesi, nelle vicinanze di Luserna, fosse stato avvisato poche ore prima di quella mossa, avrebbe fatto ancora in tempo a sopraggiungere; e allora si sarebbe visto un bel ballo. Sventuratamente, ricevette la notizia troppo tardi. La città era aperta, il castello diroccato da molti anni; il presidio non si componeva che d’una compagnia del reggimento di Monferrato e di pochi drappelli di milizie valdesi. Un’avanguardia comandata dal marchese di Plessis Belloire venne accolta a fucilate da alcuni contadini, che furon subito respinti nell’abitato. Il Catinat mandò a intimare la resa. Il presidio rifiutò. Una colonna francese si slanciò all’assalto con quattro pezzi d’artiglieria. La difesa fu valorosa, ma inutile. Le trincee fu-