Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/379

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i difensori delle alpi 365

una pugnata di viole ciocche. E tutta la moltitudine, come obbedendo al cenno d’un solo, gridò in coro anche una volta: — Viva Val Brenta! — E gli ultimi soldati passarono, poderosi ed alteri come le quercie della loro “magna selva Fetontea„ girando sugli spettatori le pupille chiare e potenti, come quando nei dì sereni si voltano dalle loro alture a guardare all’orizzonte Venezia, somigliante a un’isoletta azzurra perduta tra i vapori dell’Adriatico.


E altri squilli di tromba echeggiarono, e un altro battaglione s’avanzò, d’un aspetto nuovo.... Salve, Belluno antica, cinta di monti superbi che affondan le fronti bianche nel cielo; salve, piccola Pieve immortale, sfolgorante della gloria del tuo Tiziano; orrida gola del Cordévole, tagliata a picco nelle alte rupi dolomiche, dalle forme mostruose; salve, o conca paradisiaca d’Agordo, cerchiata di montagne splendide, simili a sterminate piramidi di candido marmo, o maravigliosa muraglia di Monte Civita, o gigante Antelào, o inespugnabile nodo di gioghi e di boschi. Scozia d’Italia, popolata di villaggi di legno, su cui brillano le chiesuole nivee, e s’alzano come lance i campanili snelli ed acuti, gloria a voi, poetiche valli dal sorriso triste, così belle allo sguardo, cosi dure alla vita; e ai figli vostri, e ai figli dei lottatori impavidi del 48, ai Cadorini dal saldo petto, così pronti sempre a invermigliare di sangue le loro rocce per ricacciar gl’invasori. La folla li salutò con uno slancio d’affetto caldissimo, gridando parole che scotevan tutte le fibre, ed essi