Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/91

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il forte di fenestrelle 77

se ha dormito bene Francesco I, e vediamo di là dal torrente la selva di Chambon, la più bella delle Alpi Cozie, vasta, fittissima e bruna, come una moltitudine innumerata di giganti, affollati sui colli e pei fianchi delle montagne, che aspettino un comando misterioso per scendere, e inondare la valle e irrompere nel Piemonte.



Ma già di lontano avevamo visto uno dei più straordinari edifizi che possa aver mai immaginato un pittore di paesaggi fantastici: una sorta di gradinata titanica, come una cascata enorme di muraglie a scaglioni, che dalla cima d’un monte alto quasi duemila metri vien giù fin nella valle, presentando il contorno d’uno di quei bizzarri colossi architettonici che vedeva Gustavo Doré coi suoi grandi occhi di mago: l’immagine di un vastissimo chiostro medievale, d’un tempio smisurato di Cheope, d’una immane reggia babilonese; che so io? un ammasso gigantesco e triste di costruzioni, che offre non so che aspetto misto di sacro e di barbarico, come una necropoli guerresca o una rocca mostruosa, innalzata per arrestare un’invasione di popoli, o per contener col terrore milioni di ribelli. Una cosa strana, grande, bella davvero. Era la fortezza di Fenestrelle.

E fu anche più gradevole l’impressione quando arrivammo ai piedi del monte, e ci trovammo davanti al forte di Carlo Alberto, piantato là sul Chisone, a traverso alla strada,