Pagina:Andrea da Barberino - Guerino detto il Meschino, 1841.djvu/116

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82 guerino.


Passato il quarto dì in cui già era comandato che tutta la gente atta alle armi si armasse per far battaglia, fu innumerabile quantità di corni, di bucine e tamburi, apparecchiandosi ogni uomo al crudel conflitto. Quella mattina fece il Meschino due schiere di Mediani. La prima di quattromila armati volle per sè medesimo, e la seconda con quindicimila combattenti diede a Brandisio, dicendogli di far tutto quello che egli avevagli suggerito. Brandisio promise di fare tutto il comandamento. Ordinato gran guardie alla città, il Meschino uscinne fuori colla sua gente, e lasciatala a lato alla porta comandò che niun si partisse di lì, e non entrasse alla battaglia senza sua licenza, e per qualunque cavaliere egli assalisse, non facessero movimento. Aveva fermo nell’animo grandi cose.

Disposte bene le file, fecesi egli stesso verso il campo, e suonò il corno domandando battaglia a Calicador signore delle montagne di Media. Calicador era signore di cinquanta castella e due grosse cittadi poste sopra queste montagne che hanno intorno gran pianura, e la rotondità delle quali continua per cento miglia. Al campo con Calicador era il malvagio Lalfamech, il quale udendo suonar tre volte il corno, disse: «Sono pochi dì che costui fu al mio castello, ed ora ha l’ardimento di venire contra me: Calicador, dammi che io stesso vada contra lui, e se io non lo faccio recredente, non mi dir più il Lalfamech di Media». Avuta egli la licenza domandata, mandò un suo suonatore di gnacchere chiedendo al Meschino quanto bramava. Questi risposegli che voleva ben combattere con Lalfamech; il quale, ciò inteso, s’armò di una corazza di cuoio cotto e d’un grande scudo. Tolta quindi una lancia lunga e sottile, montò sopra un alto cavallo, e venne al campo contro il Meschino. E come vi giunse, cominciò ad inasprirlo con questi detti: «O cavaliere villano, è questo il merito dell’onore che io ti ho fatto? — Per l’onore che tu m’hai fatto, risposegli, sei da lodarti molto, ma non per la villania». Disse Lalfamech: — Come hai tu avuto tanto ardire di pigliare le armi contro di me?» Il Meschino soggiunse: — Tu ben meriti quanto ho io fatto, Lalfamech, volendo tu ingratissimo cacciare la figliuola unica erede del tuo re dal suo reame. Ma ti prometto che essa verrà compensata dei danni sofferti per tua cagione, perocchè finita la battaglia presenterò a lei due cose, di cui una