Pagina:Andrea da Barberino - Guerino detto il Meschino, 1841.djvu/414

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318 guerino.

città, i quali, essendo radunati molti cittadini col Meschino, con Alessandro ed Artibano, dissero: «O nobilissimi siqnori, o Alessandro, o Parvidas, o Artibano! oh! quanto avete da lodare Dio, ch’essendo voi assediati con perduta speranza di non avere mai soccorso, il nostro Almansore e Soldano, come gentile e discreto signore, è contento di perdonare a tutti i nemici, e questo fa solamente per non essere ingrato al benefizio ricevuto da Guerino, ed ha fatto una gran fatica a fare questo, di quietare il suo figliuolo; ma per la grazia di Macometto la pace è fatta tra il padre e il figliuolo, ed è rimasto contento il figliuolo di quello che piace al padre, per ordinare dieci ambasciatori, cittadini di questa città, che vengano a parlamento col Soldano, a trattare e affermar sodamente la pace con lui, e sarete figliuoli del Soldano». — A questo tutti i cittadini concordi dicevano che si mandassero ambasciatori. Il Meschino per non turbare la città fu contento, e furono eletti dieci cittadini, il principale de’ quali fu Parvidas. Dissero agli ambasciatori del Soldano che tornassero al campo, che nella seguente mattina sarebbero dal Soldano e da Lionetto, ed essi tornarono al padiglione. Allora il Soldano ordinò che i sopraddetti tre, in cui la pace era rimessa, cioè Lionetto, Margara e Melidonio, dovessero vedere e trattare con gli ambasciatori della città e quel che facessero fosse ben fatto.

La sera il Meschino parlò con i dieci cittadini, e disse loro: — «Carissimi miei, io son molto allegro della vostra salute; voi sapete bene, che per liberarvi dalle mani de’ Turchi, molte battaglie ho fatto e portato grandi pericoli. Io sentii in Grecia il vostro gravoso assedio, e venni in vostro soccorso, nel quale fui per essere ucciso da Baranif signore di Comopoli. Per la mercè di Dio e di questo cavaliero Artibano, altramente per nome chiamato Fidelfranco, sono campato, e sono stato circa un anno in questa vostra città in difesa vostra e d’Antinisca, la qual dovete amare come vostra figliuola. Però vi prego in questa vostra andata, che voi formiate la pace con sicuri patti, acciocchè abbiate riposo, ma non vinca tanto la volontà che voi abbiate di pace per aver poi guerra. Legate i patti per modo, che non siate ingannati, e che la vostra città e i vostri figliuoli e le vostre donne non sieno disfatte e vadano per il mondo raminghi.