Pagina:Andrea da Barberino - Guerino detto il Meschino, 1841.djvu/85

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capitolo vi. 55

Meschino, vincitore nelle battaglie, per qual cagione ti sgomenti? Credi tu che Alessandro, figliuolo dell’imperatore d’Oriente, si dimentichi la tua franca persona, e l’onorata vittoria da te e per te solo ricevuta? Non crederlo giammai; chè anzi voglio francamente che il mio regno a te più, che a me ubbidisca, e certo ti so dire, che il padre mio non ama più me, ch’egli faccia te. Quindi per Dio ti prego che tu da noi non ti parta».

In questo mezzo, perchè il ballo era cominciato maggiore che prima, giunsero in sala l’imperatrice ed Elisena. Avendo costei alquanto ballato con due damigelle per mano, giunta al Meschino, gli s’inginocchiò davanti richiedendo che ballasse egli pure. Il Meschino la guardò con viso turbato, e quindi ritorse gli occhi altrove con tanto disdegno, che Elisena non osò ripetergli nulla. Alessandro, che aveva veduto l’atto poco cortese del Meschino, fece cenno ad Elisena che di là si togliesse, onde ripresa di dolore tornossene a sedere a lato al fratello, nè per tutto quel dì volle più ballare. Fu per ciò turbata la festa.

Povera Elisena, che mai facesti tu a disprezzare il Meschino, solo perchè non conoscevi il suo legnaggio? Se non fosse egli mai stato di nobile stirpe, tuttavia lo dovevi stimare ed amare, perchè valoroso e di grande animo. Pertanto insegnino i padri alle loro figliuole a parlare onesto; chè per avventura Elisena perdette il più franco marito che in quel tempo fosse nel mondo sufficiente a farle portar la corona di molti reami.

La sera stessa di quel di Alessandro menò seco il Meschino a cena, e nel suo proprio appartamento, temendo che egli non si partisse furtivamente. Poi lo pregò tutta la notte che volesse fermarsi, promettendo dopo la morte del padre di divider per metà il reame, e che inoltre l’amerebbe sempre più che se fosse suo proprio fratello. Queste e mille altre cose disse e fece, cercando di persuaderlo a restare. Ma il Meschino non volle mai saper di null’altro, se non che aveva fermo di partire, e rispose ad Alessandro: «Carissimo fratello, se l’animo mio fosse dato alla cupidità di signoria, crede la tua mente che io avessi pensiero di mio padre? — Certo no. — Ma dimmi, Alessandro: la signoria di questo reame come mi potrebbe ella dare mio padre, il quale voglio cercare per essere certo di qual sangue io sia nato? Per questo sto