Pagina:Anfora perugina.djvu/14

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248 anfora

nulla che la metta in relazione col gruppo rappresentato dinanzi a lui. Non possiamo supporre, che egli sia immerso nella contemplazione del suo dio, essendochè quello si rivolge dalla parte opposta: concetto del resto, che vien escluso anche dal disegno dell'occhio, come ci si presenta. E ammesso anche il caso che i suoi sguardi fossero volti verso il gruppo di mezzo come mai si spiega quella espressione di attenzione viva, che si scorge nel suo viso? Imperocchè nè si può supporre, che egli guardi con attenzione qualche azione di Bacco ed Arianna, essendo questi rappresentati senza alcuna azione, nè che egli con attenzione ascolti ciò che essi parlino, non essendo in veruna maniera indicato, che parlino. Cio che si rende anche più manifesto, paragonando un altro dipinto vasculare (Millin, peint. de vases II, pl. XXXVI), dove è un Satiro, il quale somiglia moltissimo al nostro e nell'attitudine e nell'espressione. Colà però i motivi di questa espressione sono così bene espressi, che ognuno se n’avvede di subito: egli volge la sua attenzione a ciò che un altro Satiro tratta con vivi gesti con una Baccante. Spesse volte in rappresentazioni di simil genere, come è la nostra, le figure, che restano dietro al gruppo di mezzo, stanno in relazione con quelle, che sono rappresentate dirimpetto a loro dall'altra parte del gruppo di mezzo, così che nel nostro caso il Satiro e la Tiasotide potrebbero esser messi in qualche relazione fra loro. Ma neppure questo ha luogo. Così che al primo aspetto egli sembra, che le due figure siano aggiunte da tutti e due i lati del gruppo principale senza alcuna certa relazione, soltanto per riempire il vuoto in qualche posizione conveniente. In quanto a quel gruppo stesso finalmente, vero è che Arianna volge lo sguardo verso il Dio; questi però non corrisponde allo sguardo di