Pagina:Anfora perugina.djvu/15

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perugina. 249

lei, ma senza avvedersene guarda dinanzi a sè. Pare dunque, che come tutte le altre parti del dipinto, così anche quelle dello stesso suo centro siano prive di relazione l’una coll’altra. Ciò verrà più chiaro ancora, se al nostro dipinto si paragonino altre rappresentazioni simili del tiaso bacchico, nelle quali parimente attorno al gruppo di mezzo si aggruppano altre figure messe così, che corrispondono a quello. Nessuna di queste volge al gruppo di mezzo le spalle, anzi senza eccezione si rivolgono verso di lui, o prendendo parte all'azione, che quello rappresenta, o con qualche gesto esprimendo l’interesse che vi prendono, o almeno per via degli sguardi messe in qualche relazione con delle figure, che loro stanno dirimpetto. Queste rappresentazioni, quante finora sono state pubblicate, restano molto indietro alla nostra in finezza di sentimento e d’esecuzione, ma tuttavia ci fanno sempre l'impressione di una composizione compiuta. Tanto più siamo costretti di non contentarci coll'aver fatto osservare nel nostro dipinto quella particolarità, ma di cercarne qualche spiegazione, la quale probabilmente, allorquando sarà trovata, giustificherà l’artista. Considerando dunque, come gli sguardi della Tiasotide, di Bacco e del Satiro tutti quanti sono rivolti dalla stessa parte, e che nel viso del Satiro si esprime chiaro l’atteggiamento dell’attenzione, facilmente siamo portati a supporre, che dalla stessa parte accada qualche cosa, che attiri i loro sguardi. Posto dunque, che Bacco ed i suoi seguaci guardino qualche spettacolo, che non è rappresentato sul dipinto stesso, noi troviamo una espressione conveniente e quasi direi parlante nelle diverse figure, e nello stesso tempo una composizione ben compita. Alla natura semplice e materiale del Satiro conviene benissimo, che nel suo viso si dipinge l'attenzione