Pagina:Angeli - Roma, parte I - Serie Italia Artistica, Bergamo, 1908.djvu/25

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ROMA 15

cominciato il lavoro grandioso prima che scoppiasse la guerra coi Sabini. Vinti i nemici, l’opera interrotta era stata ripresa e il muro condotto a fine col suo largo agger che doveva proteggerlo dagli urti dei nemici. Si tratta — a quello che ancora si vede — di una costruzione grandiosa di circa 50 piedi di altezza che partendosi dalla Porta Collina — sull’area dove è ora il Ministero delle Finanze — scende per il Viminale alla Dogana, traversa via Merulana e la via delle Quattro Fontane, passa per la piazza Magnanapoli, gira attorno all’Aventino e va a finire vicino al Tevere all’Arco della Salara. È un recinto di molti chilometri, che doveva abbracciare i mura serviane a porta s. paolo. (Fot. I. I. d’Arti Grafiche). varii pagi che formavano la nuova lega cittadina e nei cui fianchi si aprivano molte porte d’accesso di cui conosciamo i nomi. Oltre alla Porta Collina, già citata e che derivava il suo nome dal Quirinale che ancora si chiamava il Colle, vi erano la porta Viminale, l’Esquilina, la Celimontana, la Querquetulana, la Nevia, la Capena, la Rauduscolana, la Trigemina e la Sanquale. Quest’ultima si può ancora vedere nel cortile del palazzo Antonelli a Magnanapoli. È una costruzione bassa, chiusa nell’arco da un blocco di tufo rozzamente squadrato. Doveva il suo nome alla vicinanza di un tempio dedicato a Semo Sancus, il misterioso Dio Sabino il cui culto era ancora molto esteso in quei primi anni, quando gli elementi sabini, se non predominavano erano per lo meno molto numerosi nella nuova città.