Pagina:Angeli - Roma, parte I - Serie Italia Artistica, Bergamo, 1908.djvu/49

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ROMA 39


L’ipogeo degli Scipioni, poco distante dalla porta San Sebastiano e quasi nascosto fra le rose e fra i crisantemi che lo circondano di una ghirlanda sempre fiorita, fu scoperto nel 1780 e merita una visita da chiunque è innamorato della solitudine antica. Si tratta di una escavazione o Lautumia, fatta nella roccia di tufo e avente forma quadrangolare. Intorno sono i sepolcri degli Scipioni, il più importante dei quali è quello di Cornelio Scipione Barbato, console nel 298 prima dell’Era volgare, e vincitore delle guerre sannitiche. Disgraziatamente gli scavi furono fatti avanzi della basilica emilia. a scopo di lucro e molti dei sarcofagi andarono dispersi: quello di Cornelio Scipione passò al Vaticano dove si conserva ancora nel Belvedere. E un’arca di peperino, con un fregio dorico di triglifi e di metope intramezzate da rosette. Sulla base è una iscrizione in versi saturnini che rammenta i meriti del defunto. Se bene elegante di forma siamo lontani dalla sontuosità che dovevano posteriormente raggiungere le tombe monumentali della via Appia, il cui prototipo rimane il mausoleo rotondo che il figlio del triumviro Crasso innalzò alla memoria di sua moglie Cecilia Metella, figlia di quel Metello che ebbe il cognome di Cretico per aver sottomesso l’isola di Creta.