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ROMA 43


della abilità tecnica dei Greci, unita alla acutezza analitica dei Latini. Disgraziatamente noi non possediamo così importanti avanzi architettonici, da poter paragonare le due arti.

Delle molte opere edilizie intraprese da Giulio Cesare, pochissime furono condotte a fine sotto di lui e di queste poche quasi più nulla ci rimane. Noi sappiamo che uno dei suoi primi pensieri fu di riorganizzare il Foro Romano e di edificarvi la nuova basilica che doveva portare il suo nome. A questo fine egli spostò dal loro luogo di origine i rostri, e gli scavi recenti ci hanno dimostrato — dietro un avanzi del criptoportico che conduceva alla casa di caligola. acuto suggerimento di Giacomo Boni — dove questi nuovi rostri fossero situati. Ma di loro non rimane ormai che il basamento composto da riquadri di tufo e della basilica Giulia non vediamo che le basi dei colonnati, il pavimento lastricato di marmo e la scalinata d’accesso. E ancora questi avanzi meschini appartengono al restauro di Augusto, quando — distrutta la basilica da un incendio — egli la riedificò dalle fondamenta prendendo occasione per ingrandirla. Essa doveva comprendere un grande rettangolo di oltre cento metri di lunghezza su cinquanta di profondità, fronteggiato da un colonnato che si apriva sulla pubblica via. Nell’interno vi era il tribunale, il cui pavimento era decorato da marmi preziosi.

Del resto era quella un’epoca di grande attività edilizia e si sarebbe detto che