Pagina:Anime oneste.djvu/264

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250 la lontananza

veementi. E il signor Francesco intese benissimo che Paolo Velèna dava dell’imbecille, del matto e dello stupido a Sebastiano.

— Io non posso, non posso! — diceva costui. — È inutile che mi tormentiate.

Poi le voci si abbassarono di nuovo, e l’intendente non udì più nulla. Egli, si è già detto, era un po’ sordo; sull’uscio che metteva in comunicazione le due vastissime stanze c’era inoltre, a mo’ di portiera, una stuoia che impediva la penetrazione dei rumori dall’un ambiente all’altro.

Ma siccome il signor Francesco non era uno stupido, s’accorse che qualche cosa di grave passava nell’aria, perchè nel rivedere i suoi padroni, — come li chiamava rispettosamente, — trovò le loro fisionomie gravi e commosse. E il suo dubbio diventava quasi certezza, allorchè Paolo Velèna gli spiegò plausibilmente la presenza di Sebastiano a S. Giacomo.

I salti ove gli speculatori sardi, — e il più delle volte non sardi, — fanno le lavorazioni, vengono poi abbandonati in tal modo che non