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31 ANNALI D'ITALIA, ANNO X. 32

la forza, tanto che tra essi e i veterani, che premiati tornarono all’armi e i libertini, compose un bel corpo d’armata, per inviarlo in Germania. L’anno fu questo, in cui il poeta Ovidio in età di cinquanta anni, per ordine d’Augusto andò a far penitenza de’ suoi falli, relegato in Tomi città della Scizia, oggidì Tartaria, nel Ponto. Perchè egli si tirasse addosso questo gastigo, non ben si seppe, ed ora almeno non si sa. Dall’aver detto Apollinare Sidonio, ch’egli amoreggiava una fanciulla cesarea, hanno alcuni creduto qualche suo imbroglio con Giulia figliuola d’Augusto: il che non è probabile, perchè molti anni prima questa impudica principessa era stata relegata dal padre, e gastigati i suoi drudi. Potrebbe piuttosto cadere il sospetto in Giulia figliuola della suddetta Giulia, che non la cedette alla madre nella cattiva fama. Altri ha tenuto che il suo libro dell’Arte di amare, siccome opera scandalosa, fosse cagion delle sue sciagure. La sua relegazione è certa; il perchè, difficil è l’accertarlo.


Anno di Cristo x. Indizione xiii.
Cesare Augusto imper. 54.


Consoli


Publio Cornelio Dolabella e Cajo

Giunio Silano.


Si trova sostituito all’uno di questi consoli nelle calende di luglio Servio Cornelio Lentulo Maluginense. Credono i padri Petavio e Pagio, che Tiberio Cesare, in quest’anno, dedicasse il tempio della Concordia in Roma, ricavando tal notizia da Dione1. Ne parla veramente questo istorico, ma dopo aver detto che Tiberio fu inviato in Germania; e però tal dedicazione appartiene piuttosto ad un altro anno. È mancante, a mio credere, in questi tempi, come in tanti altri, la storia d’esso Dione. Vellejo anch’egli, perchè prometteva una storia a parte dei[p. 32] fatti di Tiberio, con due pennellate qui si sbriga: laonde poco si sa in questo e nel seguente anno della Storia romana. Quel che è certo, unito ch’ebbe Augusto quanto potè levar di gente in Roma, spedì con tali milizie, nella Gallia Tiberio Cesare. Ciò avvenne, secondo Svetonio2, nell’anno presente. Seco probabilmente andò anche il nipote Germanico, perchè Dione sotto il seguente anno scrive che unitamente fecero guerra alla Germania. Le imprese di Tiberio in essa guerra o non son giunte a noi, o piuttosto non meritarono d’essere scritte, perchè di poco momento. Vellejo unicamente ci fa sapere3 che Tiberio, ben disposte le guarnigioni della Gallia, passò il Reno coll’esercito romano. Non altro si aspettava Augusto e Roma da lui, se non che impedisse ad Arminio i progressi, sul timore che costui pensasse a molestare l’Italia. Ma Tiberio fece di più. Entrò nella parte nemica della Germania, mettendo a sacco e fuoco il paese, e in fuga chiunque ebbe ardire di contrastargli il passo: il che gran terrore diede ad Arminio. Così quello storico, gran panegirista, anzi adulator di Tiberio. Con queste poche parole Vellejo manda ai quartieri il romano esercito nell’anno presente. Potrebbono nondimeno appartenere all’anno seguente questi pochi fatti, confrontati colla narrativa di Dione. Secondo l’Usserio4, a questo anno si dee riferire la morte di Salome sorella del fu re Erode. Essa era padrona del principato di Jamnia, in cui esistevano due bellissime ville, abbondanti di palme, che producevano frutti squisiti. Di tutto lasciò erede Livia moglie d’Augusto, donna che mieteva da per tutto, e con facilità, perchè essendo conosciuta di gran possanza presso il marito, ognun si procacciava la grazia di lei.

  1. Dio, lib. 56.
  2. Sueton. in Tib., c. 18.
  3. Vellejus, lib. 2.
  4. Usserius in Annalib.