Pagina:Annali overo Croniche di Trento.djvu/101

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74 Delle Croniche di Trento

rico secondo, che in suo luogo fù eletto Vescovo, [Henrico secondo Ves. 79.] hebbe più felice il suo governo: di qual famiglia fosse costui non si sà molto chiaramente, habbiamo di certo esser stato huomo di singolar fortuna, & Prencipe di grand’animo, il che da questo solo si può congieturare, che liberò la sua Chiesa con l’armi dalle mani del nemico. Ruppe le Capitolationi fatte poco avanti con Engnomo suo antecessore, & il Conte, occupò hostilmente contra ogni pato stabilito la Città, Castelli, & Terre. Giudicò Henrico Vescovo cosa indegna, che la sua Città fosse violentemente posseduta da gente armata, fece lega con quelli di Presanone, & molti altri, se gli aggiunsero compagni della guerra, di modo che amassò buon numero di gente massime di gioventù nobile, di valore non mediocre, ma quelli di Quingenstain, vien detto, facessero in quella guerra cose maravigliose, & ne riportarono sopra tutti la gloria della lor fortezza, à quali poi Henrico per mostrarsegli grato per le lor opre heroiche fatte, diede molti feudi, & privilegij. Con tal aiuto animato il buon Vescovo intimò la guerra al Conte del Tirol. Un animo generoso, & intrepido non s’avilisse per qual si voglia pericolo. La virtù di quel Prelato non si sgomentò per la ferocià del vincitore, non puote sopportare fusse profanato l’Altare di S. Vigilio con mano sacrilega, manco restasse miserabilmente oppressa la Città à lui comessa da quelli, che haverebbon dovuto diffenderla. Andò dunque in Campagna con la sua gente valorosa, egli medemo armato assali l’inimico, sopportava con intrepido animo ogni fatica, che suole apportare la guerra, nulla stimava purche potesse vedere una volta la Patria libera. La cui fortezza ammirando gli Signori Protettori del Vescovato, lo preservarono illeso, & liberarono la Città, & il Principato dalla tirania. Scacciò l’inimico dalla Città, non solo recuperò il Castello del buon Consiglio (cosi vien chiamata la fortezza Episcopale) fatto uscire il presidio del Conte, ma anco sforzò l’inimico Esercito tirarsi lontano dalli suoi confini, restituendo alla Città tutto ciò, che gli si apparteneva. Et quello che in battaglia, combatendo, rapiva a se li occhi dell’inimico, fuori della Città, entro di quella, liberò gli animi de suoi Cittadini d’ogni paura.

[Menihardo vien accusato di bestemia.] Terminate felicemente queste cose, accusò il Conte di spergiuro al Sommo Pontefice; quali novamente (aggiustati gl’interessi loro) pacifiò Rodolfo Imperatore.

Gli Trentini riceverono il loro Prencipe, immortalato perla vittoria havuta con ogni alleggrezza, applauso, & honore. Morse