Pagina:Annali overo Croniche di Trento.djvu/104

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Libro Quarto. 77


In tal guisa publicato Vescovo Filippo, uscì di Chiesa, decorato con dignità Episcopale della Chiesa Trentina. Poscia si diede à pensare come potesse riformare, stabilire con leggi, & buoni costumi la Città, prima con le armi fondata da Francesi: Giudicò meglio mittigare gli animi, fatti dissoluti per le passate guerre con la pace, & pietà, che con armi. Dubitando ritrovarsi non pochi nella Città, resa per le continue descensioni bellicosa, seguaci d’Henrico, come anco di Filippo, ridusse tutti dall’esercitio militare, all’opere di pietà, comandando doversi frequentare Chiese, Altari, & Capelle, non tanto gli giorni festivi, ma anco gli feriati, e che non tanto gli Sacerdoti fossero assidui al culto Divino, ma tutto il popolo, e plebe dovessero assistere alli Divini officij, affermando essere lecito à tutti cantare gli Himni, & Salmi con gli Religiosi in Chiesa. Ridotte le cose à buon termine, & condotto la moltitudine all’affetto delle cose Divine, dalli tumulti militari, imitavano tutti come di vero esemplare gli Santi costumi del Pontefice, facilmente si piegavano, & la Città veniva governata non tanto per timore delle pene, quanto per la pietà, da loro novamente abbraciata. Questo Prelato non potendo resistere con armi al [Menihardo guasta il Vescovato.] Conte del Tirolo, Menihardo, qual travagliava il Staro Trentino, & pregiudicava le giurisditioni della Chiesa. Si servi delle spirituali, scommunicandolo, promise all’hora Menihardo restituire tutta la giurisditione della Chiesa, che s’haveva usurpata, hebbe con tal promessa l’assolutione dal Romano Pontefice, qual ottenuta procrastinava la restitutione, artificiosamenre andò delegiando, & inganando la parte contraria per qualche tempo, fin che potè, finalmente mancò da quanto haveva promesso, mai mise in esecutione quanto gli fù imposto. Quindi fù constretto il buon Vescovo, e sforzato vagare per cotesti interessi quasi tutto il tempo del suo governo, per ricuperare e salvare le raggioni del suo Vescovato.

Giovò poco ogni di lui fatica, & diligenza, Dio ci guardi esser perseguitatî da più potenti, non vale raggione. Hanno gli grandi del Divino, vogliono quanto s’imagino esser bene, se poi la cosa stij in quel aggio à Dio appartiensi il giudicio. Tene però & governò la Chiesa Trentina in tante calamità per spacio di dodeci anni, & doppo esser stato regalato d’honorarij, & presenti dal Re di Francfordia, desiderato, & pianto universalmente da tutti, diede l’anima al Creatore, Ma per essere molti, quali devono in questa nostra Historia comprendersi passiamo più oltre. Doppo il