Pagina:Annali overo Croniche di Trento.djvu/150

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Libro Sesto. 123

la schena, il meschinello riguardando à dietro con fanciulesche lagrime, chiamava gli dolci nomi del padre, & della madre, perdendosi il perverso carnefice d’animo per il puerile pianto, gli diede in mano un danaro, in tal guisa consolandolo, & con carezze, aquetando in cotesta maniera il di lui pianto. Essendo giunto al luogo, ove solo haveva da traversar la strada, per andare all’infernal case delli Hebrei, le cui corte, a guisa di quelle dell’Inferno, sempre ritrovansi aperte à furti & rapine. Considerando Tobia ogni luogo con occhio più che Aquilino, vide a man sinistra un Calegaro, che cuciva, spaventato, ritardò tanto la sua entrata, sino che colui voltò gli occhi ad’altra parte; veduta poscia l’opportunità, incontinente, in un salto si portò con l’innocente nel luogo del carnefice, in casa di Samuele, nelle crudeli stale delle fieri, presentandolo alli satrippi, & capi della Sinagoga, quali stavano attendendo à bocca aperta, à guisa d’arrabbiati leoni la preda. Quelli in un medemo atto, tutti assieme, con impeto presero il gabbato Agnello, che con piangevoli gridi chiamava hora la madre, hora gli compagni, ma più sovente la dolce madre, dimandando invano aiuto, & misericordia da quella sleal canaglia, gli cui lamentabili gemiti, quando fossero stati intesi havrebbon provocata tutta la Città alla vendetta. Ma gli Giudei, gli chiudevano la bocca, gli constringevano le fauci, si che non poteva essere udito il poverino.

Samuele presolo nelle mani lo rinchiuse nella sua stanza s’empieno d’ogni parte di tossico, à guisa di dragoni, gonfij di veleno quelli maledetti impazziscono per alleggrezza, battono comc baccante le mani, stridono con aride, & seche fauci, sitibondi del sangue Christiano, fatti simili à famelici lupi, avidi della carne battezzata, & più audaci nelle lor tane, & nascondigli. Acciò il fanciullo frà forastieri, & gente ignota, abbandonato maggiormente non si spaventasse, & con pianti svegliasse la vicinanza, chi gli dava pomi, chi uva, & altre cose, di modo che inganarono il gratioso fanciullo, con doni, quali massimamente sogliono delettare quella tenera età.

Di già il Sole col solito suo veloce corso era andato à monte, l’oscura note haveva ingombrato l’aria di dense tenebre. La madre non ritrovando il figliolo conforme il solito, fuori delle porte à giocare nelli crepusculi della notte, disfatta in lacrime, & vinta dal dolore si lagnava, & batteva il petto, tutta la casa si riempie de pianti, & gridi donneschi, & nella vicinanza non si sentivano che gemiti, sospiri, & mesti discorsi, sopra la perdita di Simone.