Pagina:Apollonio Rodio - Gli Argonauti, Le Monnier, 1873.djvu/162

Da Wikisource.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca
136 argonautica.

     Corre azzurra una fascia; e se tu il balzi
     Con le tue mani in alto, a par di stella
     190Una lucida striscia in aria segna.
     Io te ’l darò, ma tu ferisci pria
     La vergine d’Eeta e per Giasone
     Tutta l’accendi. E non vi porre indugio,
     Chè del favor sarìa minore il merto.
195Piacque assai la profferta a quel fanciullo:
     Gittò via gli alïossi, e ad ambe mani
     Della madre alla tunica aggrappandosi.
     Di qua, di là con la sua forza tutta,
     Pregavala di dargli immantinente
     200Il bel globo; e la diva sorridendo,
     E del figlio le gote alle sue labbra
     Accostando, baciollo, al sen lo strinse,
     E con dolci parole gli rispose:
     Io per questo tuo capo a me sì caro,
     205E per lo mio l’attesto: il bel regalo
     (No, non t’inganno) io ti farò quand’abbi
     Della figlia d’Eeta il cuor ferito.1
Disse, e il garzon gli astràgali raccolse,
     E ben tutti contati, della madre
     210Nello splendido grembo riversolli.
     Ratto poi la faretra, ivi ad un tronco
     Appoggiata, si appese ad armacollo
     Con aurea banda, e l’arco in man si tolse,
     E via n’andò per que’ di Giove ameni
     215Orti, e d’Olimpo alle celesti porte

  1. Var. al v. 207. Ferito il cuor dell’Eetèa donzella.