Pagina:Arabella.djvu/107

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signorili della sua bella figurina inglese, la figliuola di Cesarino Pianelli non aveva di suo un quattrino di dote; ma con tutto ciò, vicino a tirar i remi in barca, sentiva che nel suo riposo sarebbe stato per lui un guadagno immenso, incalcolabile, d’aver un filo d’amore e di benevolenza nella vita. La pratica degli uomini (dalla quale non erano escluse le donne) gli fece sentire che Arabella sarebbe stata capace di creargli d’attorno un’aria sana e un ambiente simpatico... E quando non fossero che illusioni, era difficile che il vecchio ostinato rinunciasse a una sua idea prima di vederne il fondo.

Questo spiega in qual modo la sua lettera cadesse sulle Cascine e nel cuore di quella buona gente come un fulmine a ciel sereno; in qual modo facesse strabiliare non solamente Arabella, ma coloro stessi che ricevevano quel fulmine sul collo come una benedizione del cielo. Si spiega come alla lettera seguissero le visite, alle visite i discorsi, e coi discorsi una smania quasi irragionevole di conchiudere e di far presto.

Arabella si trovò presa in mezzo a una sottilissima rete di fili di seta tra i quali erano intrecciati degli invisibili fili di ferro. Prese tempo qualche giorno prima di rispondere, e quantunque il suo padrino non osasse chiederle un sacrificio, essa vedeva benissimo che il povero uomo viveva attaccato a questa sola speranza. La mamma non dubitava nemmeno che ella non avesse a dir di sì. Sarebbe stata non solo una ingrata ostinata, ma una sciocca. Il giovine era bello, allegro, e col tempo avrebbe ereditato qualche cosa come un mezzo milione. Era il Signore che voleva compensarla della morte del povero Bertino: