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la questione del matrimonio, non più osava guardar in viso la figliuola adottiva, per paura che il suo sguardo avesse a pesar troppo nell’anima della fanciulla.

Da dieci o dodici giorni egli viveva col cuore sospeso in croce. Il suo destino dipendeva da una parola di lei.

Camminarono un tratto in silenzio lungo il canale, rasentando la chiesuola di mattoni, che si crogiolava nel raggio rubicondo del tramonto, quando Arabella a un tratto si arrestò: — Papà — disse con un leggero tremito di voce — potrò rivedere ancora una volta le mie buone suore di Cremenno?

— Quando? — egli disse con uno sforzo di voce. — Prima di andar laggiù, a Milano — soggiunse sorridendo e indicando la punta del Duomo, che usciva di tra le piante lontane.

Papà Paolino, non potendo resistere alla commozione, cercò la mano della figliuola, se la portò alla bocca, la baciò, bagnandola delle sue grosse lagrime, crollando il capo, come se cercasse inutilmente di contraddire: e continuarono in silenzio la strada fino a casa.