Pagina:Arabella.djvu/299

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indietro e di provvedere in altro modo alla sua difesa; ma una folla di oscure smanie, di cieche furie, di non so quali forze maligne seguitava a incalzarla in una direzione, ed essa vi cedeva come a un istinto.

Voleva vedere, solamente vedere... Dopo sarebbe tornata a casa più convinta e più rassegnata: non osava dire più soddisfatta, ma il cuore sperava anche questo. Anche il cuore ha il suo egoismo. Per quanto ci possa recare dolore e disgusto sorprendere chi ci ruba, con la roba rubata in mano, l’orgoglio vuol la sua parte, e gode quando il ladro colto in flagrante è un nostro acerbo creditore, un nostro persecutore e nemico.

Ecco perchè voleva vedere. Oh! non avrebbe fatto scene... no, no: nè tragedie, nè commedie. Le bastava d’aver tanto in mano per poter dire a’ suoi padroni: il conto è pagato: me ne vado: non abbiamo più nulla in comune tra noi: datemi la mia libertà e io vi lascio la vostra responsabilità innanzi a Dio e innanzi agli uomini. I vostri peccati vi hanno tradito: i vostri peccati vi puniranno. Vi perdono il male e la nausea che mi avete fatto.

Camminando colla fretta di chi vuol sfuggire agli occhi dei curiosi, sotto la sferza di questi pensieri, raggiunse in pochi minuti Lorenzo, poco più in là di San Giorgio, mentre egli stava per entrare a comperar delle sigarette in una bottega.

Sempre cedendo a quella forza d’istinto che la guidava, essa traversò tutta la strada per non mettersi sopra i suoi passi e si fermò in attesa, davanti alla vetrina di un piccolo orefice, la quale servì di specchio. Dietro i gioielli e gli orologi disseminati nella