Pagina:Arabella.djvu/309

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gnore vuole che io rimanga a soffrire per me e per gli altri, per i vivi e per i morti. Si asciughi i piedi. Da dove viene con questo tempo?

— Son venuta a cercarvi una carità. Lasciatemi qui fino a domattina.

— Io usare una carità a lei?

— Vengo qui dopo aver schiaffeggiata una donna. Sentite, tremo tutta.

— O santa pazienza, che cosa mi dite?

— Non vi ha mai detto Ferruccio che mio marito manteneva un’amante?

— O poverina, capisco che abbia a tremare. Come l’ha saputo? e ha avuto il coraggio? oh quanti mali ci sono nel mondo, vero, pover’anima? Adesso si calmi; taccia, riposi. Le farò scaldare una goccia di caffè. L’ha presa a schiaffi? capisco, ci son certe cose... Non parli adesso. Lasci quietare il cuore. Vado un momento a veder quel figliuolo... Intanto prenda. Questa è una corona benedetta al santuario di Caravaggio. Se anche non si sente di pregare, se la tenga nelle mani. In certi momenti le nostre forze non bastano e bisogna attaccarsi a qualche cosa di più forte. Del resto, viva la sua faccia! se l’ha presa a schiaffi...

In queste parole la Colomba gironzava per la cucina, mettendo le mani sulle cose senza concluder nulla. Finalmente si ricordò d’aver promessa una goccia di caffè e accostò un bricco nero e affumicato al fuoco. Poi andò nello stanzino a vedere Ferruccio, che giaceva assopito colla testa avvolta in pezze ghiacciate. La zia Nunziadina, seduta ai piedi del letto nell’ombra oscura del paralume, faceva la calza.

Dopo la benedizione che la povera nanina aveva