Pagina:Arabella.djvu/342

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 336 —

il cuore; ma il cuore non è soltanto lui il padrone di casa. Vediamo un po’ di ragionare sul caso tuo. Tu non vuoi tornare in famiglia, non vuoi accettare nulla da tuo marito, non puoi bussare più alla porta delle monache...

A questo punto fu picchiato all’uscio. Maria, interrompendo la dolorosa argomentazione, soggiunse:

— Scusa, dev’essere la mia nuova donna di servizio. Me l’hanno mandata ieri da Pallanza e non distingue il dritto dal rovescio d’un padellino. Ci vuole una pazienza!... Mi tieni un istante il piccino?

Maria collocò il bamboccio roseo e trasudato come se lo distaccò dal seno sui ginocchi di Arabella, e, trottolando coi grossi fianchi, corse a vedere quella benedetta ragazza.

Arabella sollevò il bimbo mal fasciato che sgambettava, guardandola coll’occhio largo e beato dell’uomo soddisfatto, strabuzzando la boccuccia sotto gli sforzi della digestione. Quando ebbe digerito, fece un sorrisetto che illuminò la sua faccia di galantuomo senza denti, ma non trovò nessuna corrispondenza da parte della bella signora.

Si sarebbe detto, al modo con cui Arabella stava a guardarlo, coll’occhio fisso e metallico, che le fosse antipatico o che provasse del dispetto a stare con lui.

— Tu non puoi bussare all’uscio delle monache — riprese Maria ritornando — e non puoi andare a fare la serva.

— Tu puoi aiutarmi.

— Come posso aiutarti?

— Tua sorella Clementina è ancora direttrice dell’Ospedale dell’Annunciata a Genova.

— Non è più direttrice, perchè l’hanno nominata