Pagina:Arabella.djvu/450

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arrestare a tradimento: che avesse a commettere un atto di disperazione. E in queste spine si voltò cento volte nel letto, sospirando, rompendo il sonno della compagna, ritornando cento volte su delle questioni che finirono coll’impensierire l’Arundelli.

Appena giorno fu subito in piedi.

Si vestì, uscì con un pretesto, promettendo di tornare, corse a S. Barnaba per accertarsi che non lo avevano arrestato. Lasciò detto alla Colomba che verso mezzodì li avrebbe raggiunti in via Torino, nello studio, e appena le parve un’ora conveniente, si recò in piazza di S. Ambrogio in cerca dell’avvocato. Questi l’accolse cortesemente e non esitò a consegnarle tremila lire, di cui essa lasciò una ricevuta; e stava per andarsene, quando il Mornigani venne ad annunciare il signor Lorenzo.

— Bravo, non avrebbe potuto arrivare più a tempo — esclamò l’avvocato — e poichè domani dobbiamo trovarci tutti insieme alle Cascine a benedire col vino bianco questa bella conciliazione, permetta cara signora, che io ne pregusti le primizie. Brava, eccolo qua...

Lorenzo, nel rivedere sua moglie, abbassò la testa e si fermò sulla soglia, come un ragazzo timido e pentito, che aspetta il perdono della mamma.

— Avanti, e stringiamoci la mano, cari figliuoli — declamò l’avvocato con un tono paterno e religioso. — Così, bravi! e non si parli più di quel che è stato.

Arabella prese la mano che Lorenzo, commosso fino alle lagrime, le stese, e parlando a monosillabi, accettò, acconsentì a tutto quello che l’avvocato credette utile d’aggiungere, come se in fondo non si