Pagina:Arabella.djvu/452

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 446 —

suocero, ancora ingombro di carte e di mobili, che si rimpiattavano nell’uggia e nell’oscurità di quella giornata semipiovosa.

Passò nella seconda stanza e vi trovò della roba sparsa sulle sedie. C’eran dei libri, della biancheria. Ferruccio non aveva perduto tempo e stava preparando gli effetti di viaggio fuori dagli occhi della zia Nunziadina.

Una valigia nuova era aperta sul canapè. Il giovane era uscito per presentarsi al signor Vicentelli; ma aveva detto alla portinaia che sarebbe stato subito di ritorno.

Arabella raccolse alcune cosuccie e cominciò a collocarle nella valigia, come aveva fatto molte volte pe’ suoi fratelli alla vigilia del loro entrare in collegio.

I rumori della città viva e grande che agitavasi intorno venivano dalla viuzza a urtare contro la polverosa finestra di quell’antro offuscato, in cui l’odor di chiuso s’inaspriva nell’acredine del vecchio inchiostro. Un cappello molle di campagna, dimenticato sull’attaccapanni, richiamò la memoria di un uomo, che aveva finito di combattere le sue battaglie. Dio può perdonare al peccatore, ma i frutti del male devono di necessità rigermogliare sulla terra.

Isolata nel suo dolore essa non viveva che di questo, come se ogni altro sentimento l’avesse abbandonata; e nel suo sentimento cercò d’immergersi, sperando di trovarvi l’attutimento dei sensi. Piangeva in silenzio, d’un pianto interno, su chi partiva e su chi restava, mentre le mani rimestavano macchinalmente nella sacca.

Tra le carte sparse sulla scrivania riconobbe dei